Salta al contenuto
STAR Fire Investigation Ingegneria forense by STArchetipo
Urgenze351 419 3097 Valutazione urgente ↗

Home  /  Approfondimenti  /  Perito incendio a Torino

Perito e perizia

Perito incendio a Torino e in Piemonte: chi accerta, con quali strumenti, in quanto tempo

Un accertamento sull'incendio vale quanto la scena che trova. In Piemonte questo significa due cose diverse: in area metropolitana la finestra utile si misura in giorni, nelle valli a volte in settimane. Cosa succede in un sopralluogo, chi può firmarlo, e quali strumenti cambiano davvero qualcosa.

di Ing. Fabrizio Salamano Aggiornato il 9 agosto 2026 Lettura 8 minuti

Tecnico in giacca tecnica scura che documenta con macchina fotografica una parete annerita in un locale bruciato, con treppiede e valigia strumenti appoggiati sul pavimento coperto di cenere.
Il sopralluogo procede dall'esterno verso l'interno e dalle zone meno danneggiate a quelle più danneggiate. L'ordine non è una preferenza: è ciò che rende la lettura ripetibile.

La domanda che riceviamo più spesso non è «quanto costa». È «siamo ancora in tempo». Ed è la domanda giusta, perché in un accertamento sull'incendio il fattore che pesa più di ogni altro non è la competenza di chi arriva: è quanto è rimasto da guardare quando arriva.

Quanto tempo resta, davvero

La finestra utile si chiude quando comincia la bonifica, e la bonifica comincia quando qualcuno decide che si può. Non c'è un termine di legge che protegga la scena: c'è la pressione di chi deve riaprire, riprendere la produzione o rendere agibile un appartamento.

Nell'area metropolitana torinese la pressione è alta e i tempi sono corti: fra sgombero, asciugatura e ripristino, in pochi giorni le pareti vengono lavate e i detriti conferiti. Nel Canavese, nel Biellese e nelle valli succede spesso il contrario — un capannone marginale o una seconda casa possono restare intatti per settimane, e capita di lavorare su scene ancora leggibili a distanza di un mese.

La differenza non è geografica in senso stretto: è economica. Più alto è il costo del fermo, più presto la scena viene cancellata. Vale la pena dirlo perché ribalta l'intuizione comune: non è sempre vero che si è arrivati tardi, e non è mai vero che si può aspettare senza conseguenze.

Il minimo da fare, anche prima di decidere

  • Fotografare tutto, in ordine e senza selezionare: gli scarti li fa il tecnico, non chi fotografa
  • Non lavare le pareti e non rimuovere i detriti nell'area più danneggiata
  • Mettere da parte, senza pulirli, gli oggetti indicati come possibile innesco
  • Chiedere all'impresa di ripristino di non intervenire prima del sopralluogo, e metterlo per iscritto

Chi può firmare una perizia d'incendio

Non esiste in Italia un albo dei «periti incendio»: chiunque può intitolare un documento «perizia». Quello che distingue un accertamento utilizzabile è la combinazione di tre cose verificabili prima di conferire l'incarico.

La prima è l'abilitazione professionale: un ingegnere iscritto all'ordine risponde disciplinarmente di quello che firma, e può assumere incarichi di consulenza tecnica di parte e di consulente d'ufficio. La seconda è la qualificazione specifica sulla materia: il riferimento internazionale che descrive cosa deve saper fare chi indaga un incendio è lo standard NFPA 1033 — Standard for Professional Qualifications for Fire Investigator, che elenca le competenze richieste, dalla lettura dei pattern di combustione alla gestione dei reperti.

La terza è la più semplice da verificare e la più trascurata: quali strumenti porta e quali analisi può far eseguire. Un accertamento che si esaurisce in un giro di fotografie non è sbagliato — è incompleto, e lo si scopre quando la controparte chiede le misure.

Come si svolge il sopralluogo

Laser scanner su treppiede in un locale bruciato con sfera di riferimento su stativo e target a scacchiera fissato a una trave annerita.
La scansione misura la scena invece di descriverla. Il modello resta interrogabile quando i luoghi sono già stati demoliti.

Si esegue in una sessione unica, perché la seconda visita trova sempre una scena diversa. La sequenza segue il metodo previsto dalla NFPA 921 — Guide for Fire and Explosion Investigations: prima il perimetro esterno, poi l'interno, procedendo dalle zone meno danneggiate verso quelle più danneggiate.

Il motivo di quest'ordine è pratico. Le zone poco danneggiate conservano il layout originale — dove stavano i mobili, come erano disposti gli arredi, quali porte erano aperte — e quel layout serve a interpretare le zone distrutte, dove non è più leggibile nulla. Fare il contrario significa guardare i danni maggiori senza sapere che cosa c'era.

Dentro la sessione rientrano la documentazione fotografica sistematica dal generale al dettaglio, il rilievo metrico, l'individuazione dell'area d'origine, il prelievo dei reperti con la relativa catena di custodia, e le interviste ai primi intervenuti e agli occupanti — che spesso valgono più di un'analisi, perché fissano i tempi.

La seconda visita trova sempre una scena diversa. Per questo il rilievo si fa una volta, e si fa completo.

Gli strumenti, e cosa ciascuno può dimostrare

Mano con guanto che tiene un rilevatore portatile a fotoionizzazione sopra detriti carbonizzati, accanto a un barattolo metallico per reperti aperto e a un cartellino numerato.
Il rilevatore a fotoionizzazione dice dove prelevare. Che cosa sia stato prelevato lo dice il laboratorio, non lo strumento.

Ogni strumento risponde a una domanda diversa, e nessuno risponde a tutte. Vale la pena sapere quale prova produce ciascuno, perché è esattamente il punto su cui una perizia viene attaccata.

  • Laser scanner e fotogrammetria — producono una nuvola di punti metricamente affidabile e un modello navigabile. Servono quando la scena verrà demolita o il contenzioso durerà anni: distanze e quote si ricavano dopo, senza tornare sul posto.
  • Drone — coperture, lucernari, aree non praticabili. Documenta ciò che da terra non si vede, comprese le vie di propagazione sul tetto.
  • Termocamera — utile su impianti e componenti, e per individuare focolai residui e zone ancora calde nelle ore successive.
  • Rilevatore a fotoionizzazione (PID) — segnala la presenza di composti organici volatili sul posto e orienta il prelievo. Non dimostra la presenza di un accelerante: molti materiali di arredo, bruciando, liberano volatili.
  • Analisi di laboratorio — l'identificazione dei residui di liquidi infiammabili sui reperti si esegue in gascromatografia-spettrometria di massa secondo il metodo ASTM E1618. È qui che una traccia diventa un dato.

La distinzione fra il quarto e il quinto punto è la più importante di questa pagina. Un accertamento che presenta una lettura di campo come conferma analitica ha un difetto di metodo che in contraddittorio non si difende — e capita più spesso di quanto si creda.

Cosa brucia nel tessuto produttivo piemontese

Gli scenari ricorrenti seguono la struttura economica della regione, e questo cambia le domande tecniche che ha senso porsi.

Nel Canavese e nell'area torinese prevalgono capannoni di lavorazione meccanica e magazzini della filiera automotive: quadri elettrici, impianti di aspirazione, oli su superfici calde, accumuli di materiale combustibile in aree non compartimentate. Nel Biellese pesano ancora gli stabilimenti tessili, con polveri e fibre. In tutta la fascia collinare e pedemontana contano gli impianti termici a biomassa: stufe a pellet e canne fumarie sono una causa frequente, e quasi sempre contesa fra installatore, manutentore e proprietario.

Trasversale a tutto: fotovoltaico sulle coperture e, da qualche anno, sistemi di accumulo. Sono impianti che introducono corrente continua e fenomeni che i riferimenti tradizionali non descrivono, e su cui l'accertamento richiede competenze diverse da quelle di un incendio ordinario.

Quando entra in gioco il tribunale

Quando la scena rischia di sparire prima che una causa possa essere avviata, lo strumento è l'accertamento tecnico preventivo: l'art. 696 del codice di procedura civile consente di far disporre ispezione e accertamento tecnico prima del giudizio, e l'art. 696-bis prevede la consulenza tecnica preventiva anche ai fini della composizione della lite. In pratica serve a fissare la prova quando l'attesa la distruggerebbe.

Nel procedimento penale la fase critica è quella degli accertamenti tecnici non ripetibili dell'art. 360 del codice di procedura penale: la parte ha facoltà di nominare un proprio consulente e di assistere. Non è un vantaggio processuale accessorio — è l'unico momento in cui si può essere presenti mentre la prova si forma, e non è recuperabile dopo.

Per capire quale dei due percorsi ha senso nel caso concreto, il quadro è nella pagina sull'accertamento tecnico preventivo dopo un incendio.

Cosa viene consegnato

Una relazione che chi non era presente possa verificare. Gli elementi:

  • Descrizione dello stato dei luoghi e dei presenti al sopralluogo
  • Set fotografico sistematico e planimetrie con la posizione numerata dei reperti
  • Le ipotesi formulate, quelle testate, quelle scartate e il perché di ciascuna esclusione
  • Il livello di confidenza dichiarato per ogni conclusione
  • L'elenco dei dati mancanti e l'effetto della loro assenza sulle conclusioni
  • Quando eseguiti: nuvola di punti, sezioni e viste, rapporti di prova di laboratorio

La NFPA 921 prevede espressamente anche l'esito «causa indeterminata». Una relazione che lo dichiara quando i dati non bastano è più solida di una che chiude sempre con una certezza: perché la prima resiste all'esame, la seconda si rompe al primo controesame.

Quando diciamo che non serve

Capita, e lo diciamo prima di fatturare qualcosa. Se la causa non è contestata, l'importo è modesto e l'offerta della compagnia è coerente con il danno documentato, un accertamento tecnico aggiunge un costo e nessun vantaggio.

Capita anche il caso opposto e più ingrato: la scena è già stata bonificata, i reperti conferiti in discarica, le fotografie sono tre e sfocate. In quella situazione si può ancora lavorare sui documenti e sulla perizia altrui — vedi come si contesta una perizia d'incendio — ma non si può ricostruire ciò che non è stato registrato, e dirlo subito è più utile che promettere un'indagine impossibile.

Per la parte di calcolo, sono liberamente utilizzabili il calcolo del carico d'incendio e il calcolo del flashover pubblicati da STArchetipo. Il quadro completo degli accertamenti è nella pagina servizi.

Domande ricorrenti

Quello che ci chiedono al telefono

Quanto tempo dopo l'incendio si può ancora fare una perizia?

Finché la scena non è stata bonificata. Non c'è un termine di legge che la protegga: conta solo se pareti, detriti e reperti sono ancora al loro posto. In area metropolitana la finestra si misura in giorni; in aree marginali può restare aperta per settimane.

Esiste un albo dei periti incendio?

No, e chiunque può intitolare un documento «perizia». Contano tre cose verificabili: l'abilitazione professionale, con la responsabilità disciplinare che comporta; la qualificazione specifica sulla materia, descritta dallo standard NFPA 1033; gli strumenti e le analisi che il tecnico può realmente mettere in campo.

Il rilevatore usato sul posto dimostra che c'era benzina?

No. Un rilevatore a fotoionizzazione segnala composti organici volatili e serve a decidere dove prelevare. L'identificazione dei residui di liquidi infiammabili si esegue in laboratorio secondo il metodo ASTM E1618. Presentare una lettura di campo come conferma analitica è un difetto di metodo.

Servono più sopralluoghi?

Di norma no, e non per risparmiare: la seconda visita trova una scena diversa. Il rilievo si fa in una sessione unica e completa. Gli approfondimenti successivi si eseguono sui dati raccolti, non sui luoghi.

Coprite anche fuori dalla provincia di Torino?

Sì, tutto il Piemonte e la Valle d'Aosta, con sedi a Ivrea, Torino e Milano. La distanza incide sui tempi di intervento — e va dichiarata quando si concorda il sopralluogo — non sul protocollo di rilievo.

Cosa succede se la causa risulta indeterminata?

È un esito previsto dalla NFPA 921 e viene dichiarato come tale. La relazione documenta comunque che cosa è stato escluso, e l'esclusione ha spesso valore in sé: serve a smontare una tesi avversa anche quando non ne afferma una propria.

Continua

Approfondimenti collegati

Il passo successivo

Se la scena è ancora integra, il momento è adesso.

Il primo orientamento è gratuito e serve a una cosa sola: guardare la documentazione che hai e dirti se un accertamento tecnico ti serve davvero. Spesso la risposta è «non questo, quest'altro» — a volte è «non ti serve nulla».

Per studi legali

Supporto tecnico in ATP, causa civile e procedimento penale: quesiti, presenza alle operazioni del CTU, note critiche nei termini.

Richiedi supporto per un procedimento ↗

Per privati e imprese

Lettura della documentazione di sinistro e della perizia ricevuta, con indicazione di cosa è dimostrato e cosa è soltanto affermato.

Descrivi il sinistro ↗

Non promettiamo esiti: costruiamo basi tecniche verificabili. Le informazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e non costituiscono parere tecnico né perizia. Ogni valutazione richiede l'esame del caso concreto e della documentazione contrattuale applicabile.