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Metodo

Come si fa una perizia d'incendio: le sei fasi, e l'unica che non si recupera

Una perizia d'incendio non è un documento: è una procedura che finisce in un documento. Sei fasi, di cui cinque ripetibili e una no. Sapere quale è quella irrecuperabile serve a capire dove conviene investire attenzione e dove invece si può rimediare dopo.

di Ing. Fabrizio Salamano Aggiornato il 9 agosto 2026 Lettura 9 minuti

Relazione tecnica aperta su una scrivania sopra fotografie di scena e una planimetria annotata, con scalimetro, matita e taccuino di sopralluogo accanto.
La relazione è l'ultimo atto, non il primo. Quello che contiene è deciso interamente da come sono state condotte le fasi precedenti.

Chi commissiona una perizia guarda quasi sempre al risultato: quante pagine, in quanto tempo, a che prezzo. È il modo più affidabile per ritrovarsi con un elaborato inutilizzabile. Perché il valore di una perizia d'incendio si forma quasi tutto nelle prime ore, e nessuna quantità di pagine scritte dopo può compensare una scena letta male.

Che cos'è una perizia d'incendio

È l'accertamento tecnico che stabilisce dove è nato il fuoco, che cosa lo ha innescato e quali danni ne sono derivati, documentandolo in modo che un terzo possa ricontrollarlo. Le tre domande sono separate e vanno tenute separate: origine, causa, danno. Molte relazioni le mescolano, e il risultato è che nessuna delle tre risulta dimostrata.

Il metodo di riferimento è quello della NFPA 921 — Guide for Fire and Explosion Investigations: si raccolgono i dati, si formulano tutte le ipotesi compatibili con quei dati, si prova a falsificarle una per una, e si conserva quella che resiste. Non è una formula accademica: è l'unica procedura che produce conclusioni che tengono quando qualcuno le attacca.

Fase 1 — Documenti e mandato, prima di uscire

Si comincia dai documenti, non dal sopralluogo. Serve sapere che cosa si va a cercare, perché una scena bruciata contiene migliaia di dettagli e senza domande si torna con fotografie e nessuna risposta.

In questa fase si acquisiscono, quando esistono: il rapporto d'intervento dei Vigili del fuoco, la denuncia di sinistro, le condizioni di polizza applicabili, gli elaborati dell'impianto elettrico e termico, le manutenzioni recenti, le planimetrie autorizzate. E si definisce il mandato: quali quesiti tecnici, per conto di chi, con quale destinazione — trattativa assicurativa, ATP, causa civile, procedimento penale.

La destinazione cambia la forma dell'elaborato, non i fatti. Una relazione destinata a un contraddittorio processuale deve reggere l'esame di un consulente avverso; una destinata a una trattativa deve essere leggibile da un liquidatore. Confondere le due produce documenti che non servono a nessuno dei due scopi.

Fase 2 — Il sopralluogo: l'unica fase irripetibile

È la fase che non si recupera. Tutte le altre si possono rifare, correggere, integrare; il sopralluogo no, perché la scena cambia — e cambia sempre in una sola direzione, quella della distruzione dell'informazione.

Si procede dall'esterno verso l'interno e dalle zone meno danneggiate verso quelle più danneggiate. L'ordine ha una ragione precisa: le zone poco danneggiate conservano il layout originale, e quel layout è ciò che permette di interpretare le zone distrutte, dove non è più leggibile nulla. Chi comincia dal centro del danno guarda le macerie senza sapere cosa c'era.

Dentro la sessione: descrizione scritta dei luoghi, documentazione fotografica sistematica dal generale al dettaglio con scala metrica, rilievo metrico o scansione, lettura dei pattern di combustione e delle demarcazioni, individuazione dell'area d'origine, interviste ai primi intervenuti e agli occupanti.

Perché le interviste contano più delle analisi

Chi è arrivato primo ha visto una scena che non esiste più: dove erano le fiamme, di che colore era il fumo, quali porte erano aperte, quanto tempo è passato dall'allarme. Quei dati fissano i tempi, e i tempi sono ciò che permette di scartare le ipotesi incompatibili. Un'analisi di laboratorio dice cosa c'era; solo i tempi dicono se quella cosa può aver prodotto quell'incendio.

Fase 3 — Repertazione e catena di custodia

Barattolo metallico per reperti sigillato con cartellino di identificazione compilato a mano, accanto a sacchetto a tenuta, guanti in nitrile e pennarello su un tavolo da campo.
Il contenitore a tenuta serve a un fine preciso: i composti volatili evaporano, e un reperto conservato male non dimostra più nulla.

Il reperto che arriva in laboratorio deve essere dimostrabilmente lo stesso prelevato sul posto. È una condizione formale che ha una conseguenza sostanziale: se la catena di custodia si interrompe, il risultato analitico resta vero ma diventa inutilizzabile, perché non è più collegabile a quella scena.

In pratica: contenitori metallici o sacchetti a tenuta per i materiali che possono contenere composti volatili, cartellino di identificazione, posizione riportata su planimetria numerata, registrazione di ogni passaggio di mano con data e firma. Le fotografie di dettaglio si fanno in doppio scatto — come il reperto è stato trovato, e con la scala metrica accanto.

Un reperto conservato in un sacchetto di plastica comune, o lavato, o rimasto all'aria per giorni, non è più un reperto. Vale la pena saperlo prima, perché è un errore che si commette in buona fede nelle ore di massima confusione.

Fase 4 — Le analisi di laboratorio

Gascromatografo di laboratorio con carosello di fiale di vetro accanto a un microscopio stereoscopico e a un frammento di conduttore in rame in esame.
L'analisi non scopre la causa: conferma o smentisce un'ipotesi già formulata. Senza ipotesi, è un dato senza domanda.

L'analisi strumentale non serve a scoprire la causa, ma a testare un'ipotesi già formulata. È una distinzione che cambia tutto: un rapporto di prova senza l'ipotesi che era chiamato a verificare non dimostra niente, perché non si sa cosa avrebbe dovuto risultare in caso contrario.

Le analisi ricorrenti sono tre. La ricerca di residui di liquidi infiammabili su reperti di fire debris si esegue in gascromatografia-spettrometria di massa secondo il metodo ASTM E1618. L'esame dei conduttori distingue l'arco primario — causa — dall'arco secondario, che è invece un effetto dell'incendio già in corso: è la distinzione che più spesso viene omessa. La verifica di apparecchi e schede elettroniche serve quando un prodotto è indicato come innesco.

Ogni risultato va letto con i suoi falsi positivi tipici. Molti materiali di arredo, bruciando, liberano composti che a una lettura superficiale somigliano a un accelerante: dirlo fa parte dell'analisi, ometterlo la rende fragile.

Fase 5 — Calcolo e modellazione, quando servono

Servono quando due ipotesi sono entrambe compatibili con i segni. In quel caso l'osservazione non decide più, e si verifica quale delle due riproduce i tempi, le temperature e la propagazione effettivamente osservati.

Gli strumenti sono due, con scopi diversi: CFAST, modello a zone, per stime rapide e confronti fra scenari; FDS — Fire Dynamics Simulator, modello di campo fluidodinamico, per il dettaglio della propagazione. Entrambi richiedono un registro delle assunzioni e un'analisi di sensibilità su ciascuna assunzione critica.

Va detto con chiarezza cosa una simulazione non è: non è un rendering e non è una prova. È un esperimento numerico ripetibile, il cui valore dipende interamente dalla qualità dei dati di ingresso. Una simulazione elegante costruita su assunzioni non dichiarate è più pericolosa di nessuna simulazione, perché sembra dimostrare.

Per gli ordini di grandezza, sono liberamente utilizzabili il calcolo del carico d'incendio e il calcolo del flashover. L'uso che se ne fa in un accertamento è spiegato in flashover, carico d'incendio e tempi.

Fase 6 — La relazione

La relazione riporta il percorso, non solo l'esito. Gli elementi che deve contenere:

  • Quesiti ricevuti, documentazione esaminata, data e presenti al sopralluogo
  • Descrizione dei luoghi e set fotografico sistematico
  • Planimetria con posizione numerata dei reperti
  • Le ipotesi formulate, quelle testate, quelle scartate e il perché di ogni esclusione
  • Il livello di confidenza dichiarato per ciascuna conclusione
  • L'elenco dei dati mancanti e l'effetto della loro assenza
  • I rapporti di prova, collegati all'ipotesi che erano chiamati a testare

Una relazione che contiene una sola causa possibile, senza mai nominare le alternative, non ha applicato un metodo: ha scelto una risposta.

Tempi e costo: da cosa dipendono

Il costo dipende da quattro variabili misurabili: estensione e complessità della scena, necessità di rilievo strumentale, numero di reperti da analizzare, presenza di un contenzioso già avviato. Chiunque indichi una cifra senza conoscerle sta tirando a indovinare — e conviene diffidare, perché il preventivo cieco tende a diventare un accertamento minimo.

Sui tempi, l'unica scadenza che dipende dalla volontà di qualcuno è la prima: il sopralluogo va fatto prima della bonifica. Le analisi hanno tempi propri, decisi dalla struttura incaricata; la modellazione, quando serve, si aggiunge. È ragionevole chiedere una stima per fasi, con l'indicazione esplicita di quali sono indispensabili e quali eventuali.

Una verifica che quasi nessuno fa in tempo

Diverse polizze rimborsano, entro un massimale, le spese sostenute per il perito di parte. È una clausola delle condizioni generali: va letta prima di conferire l'incarico, perché di regola il rimborso non copre ciò che è stato speso senza averne titolo.

Come si riconosce una perizia utilizzabile

Da quello che dichiara di non sapere. È l'unico criterio che funziona anche per chi non è tecnico, e si applica in quattro controlli rapidi.

  1. Nomina ipotesi alternative? Se ne cita una sola, il metodo non è stato applicato, qualunque norma sia richiamata in premessa.
  2. Dichiara i dati mancanti? Una scena bruciata non restituisce mai tutto. L'assenza di questa sezione significa che nessuno l'ha cercata.
  3. Le conclusioni hanno un grado di confidenza? «È accaduto questo» senza qualificazione è un'affermazione, non un risultato.
  4. I rapporti di prova sono collegati a un'ipotesi? Allegati in fondo senza spiegare cosa dovevano verificare, non provano nulla.

Se la relazione che hai in mano non supera questi controlli, il passo successivo è descritto in come si contesta una perizia d'incendio. Se invece li supera tutti, va detto altrettanto chiaramente: contestarla sarà costoso e probabilmente inutile.

Domande ricorrenti

Le domande che precedono l'incarico

Quanto costa una perizia d'incendio?

Dipende da quattro variabili: estensione e complessità della scena, rilievo strumentale, numero di reperti da analizzare, presenza di un contenzioso già avviato. Un preventivo dato senza conoscerle non è una stima — ed è ragionevole chiederlo per fasi, distinguendo l'indispensabile dall'eventuale.

Quanto tempo serve?

L'unica scadenza che dipende da una decisione è la prima: il sopralluogo prima della bonifica. Le analisi hanno tempi propri, decisi dal laboratorio; la modellazione, se serve, si aggiunge. La relazione arriva a valle.

Si può fare una perizia senza sopralluogo?

Si può lavorare su documenti e sulla perizia altrui, ed è spesso l'unica strada quando la scena è già stata bonificata. Ma non si ricostruisce ciò che non è stato registrato: in quel caso si valuta la solidità di quanto altri hanno accertato, non si determina la causa in autonomia.

Che differenza c'è fra perizia e relazione tecnica?

Nell'uso corrente nessuna. Conta il contenuto: quesiti, documenti esaminati, ipotesi testate e scartate, livello di confidenza, dati mancanti. Un documento non diventa utilizzabile perché si intitola «perizia».

Una perizia di parte vale in tribunale?

È un'allegazione tecnica della parte, valutata liberamente dal giudice: pesa in proporzione a quanto è verificabile. Per questo la ricostruibilità del percorso conta più della fermezza delle conclusioni.

Perché indicare le ipotesi scartate?

Perché è il metodo previsto dalla NFPA 921. Le esclusioni motivate sono la parte più difficile da attaccare; la loro assenza segnala che si è partiti dalla conclusione anziché arrivarci.

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Approfondimenti collegati

Il passo successivo

Il momento in cui una perizia si decide è prima di commissionarla.

Il primo orientamento è gratuito e serve a una cosa sola: guardare la documentazione che hai e dirti se un accertamento tecnico ti serve davvero. Spesso la risposta è «non questo, quest'altro» — a volte è «non ti serve nulla».

Per studi legali

Supporto tecnico in ATP, causa civile e procedimento penale: quesiti, presenza alle operazioni del CTU, note critiche nei termini.

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Per privati e imprese

Lettura della documentazione di sinistro e della perizia ricevuta, con indicazione di cosa è dimostrato e cosa è soltanto affermato.

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Non promettiamo esiti: costruiamo basi tecniche verificabili. Le informazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e non costituiscono parere tecnico né perizia. Ogni valutazione richiede l'esame del caso concreto e della documentazione contrattuale applicabile.