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Incendio in casa: le prime 48 ore, in ordine di priorità

Nelle prime ore dopo un incendio in casa le decisioni si prendono di fretta e alcune non si recuperano. Poche cose vanno fatte subito, altre conviene rimandare di un giorno. Ecco l'ordine, e il motivo di ciascuna.

di Ing. Fabrizio Salamano Aggiornato il 9 agosto 2026 Lettura 8 minuti

Soggiorno di appartamento dopo un incendio, con pareti coperte da uno strato uniforme di fuliggine, mobili integri nella forma ma anneriti e luce naturale che entra da una finestra aperta.
La stanza è in piedi e sembra recuperabile. È proprio in questa situazione che le decisioni delle prime ore pesano di più su ciò che sarà ancora dimostrabile.

Chi legge questa pagina di solito ha appena parlato con i Vigili del fuoco. Le cose davvero urgenti sono poche: stima del danno, cause e ripristino possono attendere qualche giorno. Alcune scelte, invece, chiudono definitivamente delle porte, e conviene sapere quali sono prima di prenderle.

L'ordine delle priorità, e la sicurezza per prima

Prima le persone, poi i luoghi, poi la compagnia, poi la documentazione: ciascun passaggio rende possibile il successivo. Una sequenza serve anche a non rispondere di fretta a tutti insieme — l'amministratore, il vicino allagato, l'assicurazione, l'impresa che si è già presentata.

  1. Verificare che nessuno rientri in ambienti non dichiarati sicuri.
  2. Far mettere in sicurezza ciò che può aggravare il danno: acqua, gas, quadro elettrico, parti pericolanti, aperture.
  3. Dare avviso di sinistro alla compagnia.
  4. Documentare lo stato dei luoghi, prima che qualcosa venga spostato.
  5. Solo dopo: sgombero, ripristino e stime.

Nessuna considerazione tecnica viene prima dell'agibilità: un ambiente che ha bruciato può avere strutture indebolite, controsoffitti instabili e impianti compromessi, e il rientro avviene quando chi ha competenza per dirlo lo dichiara. Anche per un rientro breve servono scarpe chiuse, guanti e una protezione delle vie respiratorie: la fuliggine non è polvere, è un deposito di prodotti di combustione. Se la casa non è agibile, molte polizze prevedono un contributo per l'alloggio provvisorio: si perde se non viene documentato dall'inizio con ricevute.

Mettere in sicurezza senza rimuovere

L'art. 1914 del codice civile pone a carico dell'assicurato l'obbligo di fare quanto è possibile per evitare o diminuire il danno, e viene spesso letto come un dovere di ripulire immediatamente. Non è così, e la distinzione è tutta in due verbi: si impedisce che il danno aumenti, non si rimuove ciò che è già accaduto.

Chiudere una perdita d'acqua, sezionare l'impianto elettrico, coprire un'apertura, puntellare un elemento pericoloso, arieggiare per limitare il deposito dei fumi: tutto questo è salvataggio. Lavare le pareti dell'area bruciata, gettare i detriti e portare in discarica l'elettrodomestico coinvolto non lo è, e cancella informazione che non si ricostruisce.

Salvataggio e conservazione non sono in conflitto

Convivono se si separano gli ambienti: nell'area meno danneggiata si interviene per limitare i danni ulteriori — asciugatura, protezione dei mobili integri, rimozione dell'acqua — mentre nell'area dove il fuoco è nato si mette in sicurezza e si lascia com'è fino al sopralluogo. Se qualcuno sostiene che bisogna svuotare tutto subito, chiedere che lo metta per iscritto: di solito la richiesta cambia.

L'avviso di sinistro alla compagnia

Va dato subito, e in una forma che resti provata. L'art. 1913 del codice civile prevede l'obbligo di avviso del sinistro; l'art. 1915 disciplina gli effetti dell'omissione: se è dolosa si perde il diritto all'indennità, se è colposa l'indennizzo si riduce in ragione del pregiudizio subito dall'assicuratore. È una delle poche scadenze che dipende interamente da una decisione. Il termine è indicato nelle condizioni di polizza e varia da contratto a contratto.

Nell'avviso servono i fatti, non le ipotesi: data e ora, luogo, che cosa è stato interessato, intervento dei Vigili del fuoco, provvedimenti urgenti già adottati. Non conviene indicare una causa, perché in quel momento nessuno la conosce e una causa dichiarata di fretta resta scritta e viene richiamata dopo: «l'origine è in corso di accertamento» è una frase corretta e non pregiudica nulla.

Vale la pena leggere subito due clausole delle condizioni generali: quella sulle spese per il perito di parte, che diverse polizze rimborsano entro un massimale, e quella sull'obbligo di non alterare lo stato delle cose prima della perizia della compagnia. La prima va verificata prima di conferire un incarico, perché di regola non copre ciò che si è speso senza averne titolo.

Che cosa fotografare, e come

Persona che fotografa con uno smartphone l'angolo di una stanza annerita dalla fuliggine, inquadrando l'intera parete con il pavimento e il soffitto visibili nella stessa immagine.
Ogni ambiente si riprende dai quattro angoli, con pavimento e soffitto nell'inquadratura: sono le immagini che permettono di collocare i dettagli.

Tutto, in ordine e senza selezionare: la selezione la fa un tecnico dopo, e l'errore ricorrente è riprendere solo i danni più vistosi. La sequenza che funziona anche con un telefono:

  • Dal generale al dettaglio — prima ogni ambiente dai quattro angoli, con pavimento e soffitto visibili, poi i particolari: senza le immagini d'insieme i dettagli non si collocano.
  • Anche le stanze che sembrano intatte — documentano l'estensione del danno da fumo, la voce più contestata in liquidazione.
  • Un riferimento di scala — un metro o un oggetto di dimensione nota accanto ai particolari significativi.
  • Impianti e apparecchi — numeri di serie e targhe di elettrodomestici, caldaia e stufa, posizione degli interruttori nel quadro, valvole del gas, canna fumaria e suo raccordo: dati che dopo lo smaltimento non si recuperano.

Si fotografa come si è trovato, poi eventualmente si sposta: il contrario non è recuperabile. Conviene non rielaborare le immagini, non cancellare quelle venute male e copiare l'intera cartella su un supporto separato lo stesso giorno, con i file originali e la loro data.

Che cosa non lavare e non buttare

Nell'area più danneggiata non si tocca nulla oltre a quanto serve alla sicurezza; nelle altre stanze si può intervenire, purché sia stato fotografato prima. Che cosa conservare così com'è:

  • I detriti nell'area di origine — è il materiale su cui si leggono i segni della combustione. Conferito in discarica, non esiste più.
  • L'apparecchio indicato come possibile innesco — stufa, ciabatta, caricabatterie, batteria: da mettere da parte senza smontarlo e senza pulirlo, in un contenitore separato.
  • I cavi e le parti di impianto nella zona coinvolta, comprese quelle fuse: su un conduttore si distingue l'arco che è causa da quello che è effetto di un incendio già in corso.
  • Le pareti e i soffitti anneriti nell'area più colpita: i pattern di combustione sono la traccia principale della propagazione, e un lavaggio li elimina.
  • I documenti tecnici — dichiarazioni di conformità, libretto d'impianto, manutenzioni, fatture d'acquisto degli apparecchi coinvolti.

Una precisazione: la fuliggine è aggressiva sui metalli e su alcune finiture, e qui la fretta ha una ragione legittima. La soluzione non è lavare subito tutto, ma distinguere le zone: dove il danno da fumo va contenuto si interviene dopo aver fotografato.

Fumo e acqua nelle stanze intatte

Soffitto con ampio alone di infiltrazione e intonaco distaccato sopra un parquet imbarcato e sollevato ai giunti, in una stanza senza tracce di bruciatura.
Nelle stanze che non hanno bruciato il danno arriva da fumo e acqua. Documentarle presto conta, perché sono le voci che vengono contestate per prime.

Il fuoco resta dove è nato; fumo e acqua no. I prodotti di combustione si distribuiscono attraverso porte, cavedi, condotte e vani impiantistici, e depositano residui in ambienti che non hanno visto una fiamma. L'acqua di spegnimento fa il resto per gravità: scende ai piani inferiori, entra nei massetti, imbarca i parquet.

Sono i danni ridotti più spesso in liquidazione, perché meno evidenti in fotografia e più facili da attribuire a uno stato preesistente. Vanno quindi documentati presto: depositi sulle pareti, aloni sui soffitti dei locali sottostanti, infissi e tessuti, elettronica raggiunta dai fumi, armadi chiusi. Se l'acqua ha raggiunto altre unità immobiliari entrano in gioco più soggetti e più polizze, e la responsabilità dipende dalla titolarità della parte da cui il danno è partito: è il tema di incendio in condominio: chi risponde. La disciplina del danno da cose in custodia è quella dell'art. 2051 del codice civile.

L'impresa di ripristino e la pressione a fare presto

La pressione a ripristinare in fretta decide quanto resterà dimostrabile, e arriva da tutte le direzioni insieme: la casa è inagibile, la famiglia è sistemata provvisoriamente, un'impresa si offre di partire domani. È comprensibile, e va gestita e non subita.

  • Tutto per iscritto. Prima che qualcuno entri, una comunicazione che chieda di non intervenire nell'area di origine prima del sopralluogo.
  • Nessuno smaltimento senza inventario. Ciò che viene rimosso va elencato e fotografato prima: un elenco redatto dopo non ha lo stesso valore.
  • Diffidare di chi propone di occuparsi di tutto — ripristino, pratica assicurativa e valutazione del danno insieme sono ruoli con interessi diversi. E non firmare nulla che rinunci a qualcosa prima di conoscere l'entità del danno.
  • Chiedere quando è previsto il sopralluogo del perito della compagnia e concordare gli interventi urgenti in modo che risultino dagli atti.

Non c'è un termine di legge che protegga la scena di un incendio. La protegge solo una decisione: quella di non rimuovere prima di aver documentato.

Se la casa è già stata svuotata

Capita spesso, ed è la situazione in cui arriva buona parte delle richieste: quando ci si accorge che serviva un accertamento, i detriti sono già in discarica. È giusto sapere in anticipo che cosa resta.

  • Le fotografie esistenti, anche scattate da altri: i pattern di combustione visibili in un'immagine restano leggibili.
  • Il rapporto d'intervento dei Vigili del fuoco, che fissa orari e condizioni all'arrivo.
  • La documentazione impiantistica e le manutenzioni.
  • La quantificazione del danno, che si costruisce anche su fatture e inventari: i criteri di stima — valore a nuovo, valore d'uso, valore commerciale — sono in come si dimostra il danno da incendio.
  • L'esame critico della perizia della compagnia, se già redatta: come si contesta una perizia d'incendio. Sulla compatibilità fra dinamica ipotizzata e tempi riferiti aiutano il calcolo del carico d'incendio e il calcolo del flashover.

Che cosa non si può più fare: prelevare reperti, misurare ciò che nessuno ha misurato, leggere i segni su superfici lavate. E se la causa non è contestata, l'importo è contenuto e la posizione della compagnia è coerente con il danno documentato, un accertamento aggiunge un costo e nessun vantaggio: la risposta più utile è che non serve. Quando invece la causa è in discussione, le fasi sono in come si fa una perizia d'incendio, e il quadro degli accertamenti nella pagina servizi.

Domande ricorrenti

Le domande delle prime ore

Cosa fare subito dopo un incendio in casa?

In quest'ordine: nessun rientro in ambienti non dichiarati sicuri; messa in sicurezza di ciò che può aggravare il danno (acqua, gas, quadro elettrico, parti pericolanti, aperture); avviso di sinistro alla compagnia per iscritto; documentazione fotografica prima che qualcosa venga spostato. Sgombero, ripristino e stime vengono dopo.

L'obbligo di salvataggio impone di ripulire subito?

No. L'art. 1914 c.c. impone di impedire che il danno aumenti — chiudere una perdita, sezionare l'impianto, coprire un'apertura, puntellare — non di rimuovere ciò che è già accaduto. Lavare le pareti dell'area bruciata e conferire i detriti non è salvataggio: è cancellazione di informazione.

Entro quanto va denunciato l'incendio alla compagnia?

Il termine è nelle condizioni di polizza e varia da contratto a contratto. L'obbligo di avviso è nell'art. 1913 c.c.; l'art. 1915 prevede la perdita dell'indennità se l'omissione è dolosa e la riduzione dell'indennizzo se è colposa. Meglio per iscritto, con un mezzo che lasci traccia — e senza indicare una causa che nessuno conosce ancora.

Che cosa non va toccato?

Nell'area più danneggiata nulla, oltre a quanto serve alla sicurezza. Si conservano senza pulirli: detriti dell'area d'origine, apparecchio indicato come possibile innesco, cavi e parti d'impianto anche fuse, pareti e soffitti anneriti, documentazione tecnica. Nelle altre stanze si può intervenire, dopo aver fotografato.

Fumo e acqua di spegnimento nelle stanze intatte contano?

Sì, e sono le voci contestate più spesso perché meno evidenti in fotografia. I prodotti di combustione passano da porte, cavedi e condotte; l'acqua scende ai piani inferiori, entra nei massetti e imbarca i pavimenti. Vanno documentate presto: aloni sui soffitti sottostanti, depositi sulle pareti, infissi, tessuti, elettronica.

La casa è già stata svuotata: si può ancora fare qualcosa?

Si lavora sulle fotografie esistenti, sul rapporto d'intervento dei Vigili del fuoco, sulla documentazione impiantistica, sulla quantificazione del danno e sull'esame critico della perizia già redatta. Non si possono più prelevare reperti né leggere i segni su superfici lavate: dirlo subito è più utile che promettere un'indagine impossibile.

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Il passo successivo

Se ci sono dubbi su cosa toccare, si può chiedere prima.

Il primo orientamento è gratuito e serve a una cosa sola: guardare la documentazione che hai e dirti se un accertamento tecnico ti serve davvero. Spesso la risposta è «non questo, quest'altro» — a volte è «non ti serve nulla».

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