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Controperizia incendio: si contesta il metodo, non la conclusione
Contestare una perizia d'incendio partendo dalla conclusione è il modo più rapido per perdere il confronto: due opinioni contrapposte si annullano. Una controperizia funziona quando dimostra che il percorso seguito non regge, e questo si verifica con controlli precisi, uno per uno.
In una perizia le conclusioni sono l'ultima pagina, e la parte meno informativa. Si comincia dall'indice, dalle premesse metodologiche e dagli allegati: è lì che si vede se qualcuno ha applicato un metodo o ha soltanto scelto una risposta e l'ha vestita da accertamento.
Che cos'è una controperizia, e cosa non è
È l'esame tecnico critico di una relazione altrui, condotto sui documenti e — quando i luoghi lo consentono ancora — su un accertamento proprio. Non parte da zero: ha per oggetto un altro elaborato e si misura sulla sua tenuta.
Ne segue una conseguenza pratica: può concludere che la relazione avversa è inutilizzabile senza affermare quale sia la vera causa dell'incendio. Sembra un risultato dimezzato, ed è quasi sempre il più utile, perché l'onere della prova grava su chi afferma — art. 2697 del codice civile — e demolire una prova insufficiente vale più che contrapporne una debole. Chi si aspetta il contrario vuole «una perizia che dica che è andata diversamente»: a volte si può fare, più spesso i dati residui non lo consentono, e prometterlo produce un documento che al primo controesame si sfalda.
Perché si attacca il metodo e non la tesi
Perché sul metodo si discute con criteri verificabili, sulla tesi si discute per opinioni. La NFPA 921 — Guide for Fire and Explosion Investigations descrive una procedura precisa: raccolta dei dati, formulazione di tutte le ipotesi compatibili con quei dati, tentativo di falsificarle una per una, conservazione di quella che resiste. Ogni passaggio omesso è un difetto oggettivo, non un'opinione divergente. Da qui una circostanza che sorprende: una relazione può arrivare alla conclusione giusta ed essere inutilizzabile, perché non ha mostrato come vi è arrivata; e può arrivare a quella sbagliata restando ben costruita, e allora si attacca su un punto specifico e non nel suo insieme.
Una conclusione corretta raggiunta male non è una prova. Una conclusione sbagliata presentata come certezza è un errore dimostrabile: sono difetti diversi e si contestano in modi diversi.
La griglia di lettura: cinque controlli rapidi
Si applicano nell'ordine, perché i primi rendono superflui i successivi.
- Dichiara il metodo e lo applica? Citare la NFPA 921 in premessa e poi non nominare alcuna ipotesi alternativa è il difetto più frequente: il richiamo normativo non è l'applicazione del metodo.
- Quante ipotesi ha formulato? Se ne compare una sola, non c'è stato alcun tentativo di falsificazione.
- Le esclusioni sono motivate? «Si esclude l'origine elettrica» senza indicare il dato su cui si fonda è un'affermazione, non un passaggio logico.
- I dati mancanti sono elencati e le conclusioni qualificate? Una certezza non graduata su una scena parzialmente distrutta è il segnale più affidabile di un elaborato debole.
- La documentazione consente di ricontrollare? Fotografie senza scala metrica, senza orientamento e senza planimetria di riferimento non permettono a un terzo di ripercorrere il ragionamento.
Il controllo che si fa in dieci minuti
Cerca nel testo le parole «ipotesi», «alternativa», «esclusione», «indeterminata». Se non compaiono mai, la relazione non ha applicato il metodo che dichiara — e questo si verifica senza essere tecnici.
Il salto logico fra origine e causa
È il difetto più insidioso, perché si nasconde in un passaggio che sembra ovvio: l'area d'origine dice dove è nato il fuoco, non cosa lo ha innescato. Lo schema che si ripete: si individua l'origine accanto a un quadro elettrico e si conclude per la causa elettrica. Ma nell'area d'origine c'è quasi sempre più di un potenziale innesco, e individuarne uno non esclude gli altri: serve dimostrare l'idoneità di quella sorgente a innescare quel primo materiale.
Sui conduttori il punto si stringe. Un arco su un cavo può essere primario, e quindi causa, oppure secondario, effetto di un incendio già in corso che ha degradato l'isolante: i segni sono distinguibili, ma vanno esaminati. Una relazione che fotografa un cavo fuso e conclude per il corto circuito ha omesso la verifica decisiva. Il quadro completo è in come si determinano le cause di un incendio.
Rapporti di prova e catena di custodia
Gli allegati analitici si leggono al contrario: prima si cerca nel testo l'ipotesi che quel rapporto doveva testare, poi il risultato. Se l'ipotesi non c'è, il risultato non ha funzione dimostrativa. I casi ricorrenti sono tre: un esito negativo secondo il metodo ASTM E1618 presentato come irrilevante, quando un negativo su un prelievo eseguito nel punto giusto pesa contro l'ipotesi di accelerante; un esito positivo su un solo punto esteso a tutta la scena; e — il più grave — una lettura di campo presentata come conferma analitica.
Su quest'ultimo punto conviene essere espliciti. Un PID — rilevatore a fotoionizzazione — segnala composti organici volatili e serve a decidere dove prelevare: non dimostra l'accelerante, perché molti materiali di arredo bruciando liberano volatili che lo strumento rileva. «Lo strumento ha confermato la presenza di idrocarburi», senza rapporto di laboratorio, è un difetto che in contraddittorio non si difende.
La catena di custodia si verifica sui documenti: posizione di ciascun reperto su planimetria numerata, tipo di contenitore — i materiali con composti volatili richiedono contenitori a tenuta, e un sacchetto di plastica comune non li conserva — registrazione dei passaggi di mano, corrispondenza fra i codici citati nel testo e quelli dei rapporti di prova. Se la catena si interrompe, il risultato analitico resta vero ma non è più collegabile a quella scena. Nel penale va verificato anche che, per gli accertamenti tecnici non ripetibili dell'art. 360 del codice di procedura penale, l'avviso sia stato dato: era l'unico momento in cui si poteva assistere mentre la prova si formava.
Assunzioni implicite, unità di misura, sensibilità
Quando la relazione contiene calcoli o simulazioni, la verifica si sposta sulle premesse: il risultato numerico è quasi sempre corretto rispetto ai dati inseriti, e il problema sta nei dati inseriti, che spesso non vengono dichiarati.
- Registro delle assunzioni — carico d'incendio, ventilazione, condizione delle aperture, potenza termica rilasciata. Se non sono elencate, non si verifica nulla.
- Analisi di sensibilità — una porta assunta chiusa anziché aperta cambia l'esito. Senza, il calcolo non è un esperimento ripetibile.
- Unità di misura — potenze, energie e densità di carico d'incendio confuse fra loro producono errori di ordine di grandezza che passano inosservati perché il numero «sembra plausibile».
- Strumento coerente con la domanda — CFAST è un modello a zone, per stime e confronti fra scenari; FDS — Fire Dynamics Simulator è un modello di campo fluidodinamico, per il dettaglio della propagazione.
- Congruenza con i tempi osservati — orario dell'allarme, arrivo dei soccorsi, condizioni riferite dai primi intervenuti. Se non coincidono, è la simulazione che va rivista.
Per una verifica di primo livello degli ordini di grandezza sono liberamente utilizzabili il calcolo del carico d'incendio e il calcolo della curva HRR pubblicati da STArchetipo: dicono subito se un valore dichiarato è fuori scala.
Quando la scena non esiste più
Si lavora su ciò che è stato registrato da altri, e si lavora meno di quanto si vorrebbe. È la situazione in cui arriva la maggior parte delle richieste: bonifica finita, detriti in discarica, restano documenti e fotografie. Che cosa resta possibile:
- Verificare la coerenza interna della relazione: testo, fotografie, planimetrie e allegati devono raccontare la stessa cosa, e spesso non lo fanno.
- Rileggere le fotografie altrui: i pattern di combustione restano leggibili, e talvolta contraddicono la conclusione che accompagnano.
- Incrociare il rapporto d'intervento dei Vigili del fuoco con gli orari descritti: è la fonte più solida sui tempi, e i tempi permettono di scartare le ipotesi incompatibili.
- Esaminare la documentazione impiantistica, le dichiarazioni di conformità e le manutenzioni; e verificare i calcoli, che non richiedono la scena.
Che cosa non si può fare: prelevare reperti da una scena che non c'è, misurare ciò che nessuno ha misurato, ricostruire un layout che nessuna fotografia documenta. Se un tecnico si dichiara comunque in grado di determinare la causa in autonomia, la sua relazione avrà esattamente il difetto che si intendeva contestare.
Contestare o accettare: come si decide
Quando la perizia avversa è corretta, va detto
Capita, e non è raro. Una relazione che nomina le ipotesi alternative, motiva le esclusioni, dichiara i dati mancanti e qualifica le conclusioni è solida anche quando l'esito è sfavorevole. L'informazione utile al committente non è un elenco di appunti marginali: è che contestare costerebbe, allungherebbe i tempi e con ogni probabilità non cambierebbe l'esito.
Il criterio sta in tre domande, in quest'ordine.
- Il difetto è di metodo o di dettaglio? Un'ipotesi mai considerata, un salto fra origine e causa, una custodia interrotta incidono sulla tenuta della conclusione; una fotografia sfocata no.
- Sposta l'esito? La domanda è se, corretto quel difetto, la conclusione cambierebbe.
- Il costo è proporzionato a ciò che è in gioco? Su danni modesti, con causa non contestata e offerta coerente con il danno documentato, un accertamento aggiunge spesa e nessun risultato.
Se la risposta alla prima domanda è «di dettaglio», si dice e si chiude lì. Se il vizio è strutturale, il passo dipende dallo stato dei luoghi: quando la scena è ancora integra ma rischia di sparire, lo strumento è l'accertamento tecnico preventivo; quando la contestazione riguarda la posizione della compagnia, il percorso è in l'assicurazione non paga: cosa si contesta. Le fasi di un accertamento condotto in proprio sono in come si fa una perizia d'incendio, e il quadro degli accertamenti nella pagina servizi.
Domande ricorrenti
Le domande di chi ha una perizia in mano
Che cos'è esattamente una controperizia?
L'esame tecnico critico di una relazione altrui. Non parte da zero: verifica se il percorso seguito regge. Può concludere che la perizia avversa è inutilizzabile senza affermare quale sia la vera causa — e nella maggior parte dei casi è questo il risultato che serve, perché l'onere della prova grava su chi afferma.
Si può fare se la scena è già stata bonificata?
Sì, su ciò che altri hanno registrato: coerenza interna della relazione, fotografie altrui, rapporto d'intervento dei Vigili del fuoco, documentazione impiantistica, calcoli. Non si possono prelevare reperti da una scena che non c'è, né ricostruire un layout che nessuna fotografia documenta.
Come si riconosce una perizia debole?
Dal numero di ipotesi che nomina e da come le scarta. Una sola causa possibile, esclusioni non motivate, nessun elenco dei dati mancanti, conclusioni senza grado di confidenza: il metodo della NFPA 921 non è stato applicato, anche se citato in premessa.
Una perizia può concludere bene ed essere comunque inutilizzabile?
Sì. Se il percorso non è ricostruibile, la conclusione non è dimostrata: è un'affermazione che si può solo credere. Per questo si contesta prima il metodo — è un terreno con criteri verificabili, mentre sulla tesi si discute per opinioni.
Il rilevatore usato in campo prova che c'era un accelerante?
No. Segnala composti organici volatili e serve a decidere dove prelevare. L'identificazione dei residui di liquidi infiammabili si esegue in laboratorio secondo il metodo ASTM E1618. Una relazione che scrive «lo strumento ha confermato» senza rapporto di prova ha un difetto che non si difende.
Conviene sempre contestare una perizia sfavorevole?
No. Se il difetto è di dettaglio e non di metodo, se correggerlo non sposterebbe l'esito, o se il costo non è proporzionato a ciò che è in gioco, contestare aggiunge spesa e nessun vantaggio. Una controperizia fatta di rilievi marginali contro un impianto sano indebolisce chi la produce.
Continua
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Il passo successivo
Prima di contestare una perizia, conviene sapere se è contestabile.
Il primo orientamento è gratuito e serve a una cosa sola: guardare la documentazione che hai e dirti se un accertamento tecnico ti serve davvero. Spesso la risposta è «non questo, quest'altro» — a volte è «non ti serve nulla».
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